Zak's profileWhere is my mind?PhotosBlogListsMore Tools Help

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    November 08

    Alcune descrizioni calzano un po' a troppe

    La ragazza dalle superchiome rosse-arancioni in realtà è bionda, ma l'altro ieri si è tinta i capelli di un colore non tiziano. Taglia e cuce i suoi costumi del pattinaggio e infila perline in un vestito di finta renna che sembra più da ballerina. Ha la schiena un po' storta e un'aria insieme ottusa e viva. Sembra che abbia capito l'impossibile.

    Superchiome è nata al tempo del punk e si bea di questa cosa. Le piace ballare in un posto lontano dove mettono roba dura come i Korn. E non è sempre allegra, Superchiome, ma è sempre attenta a tutto, piena com'è di pensieri affollatissimi e di riflessi conseguenti al trattamento della sua parrucchiera di paese.

    Non c'era Erode ai tempi del punk e allora Superchiome è ancora qui, perchè Erode nel mondo d'oggi avrebbe ucciso anche le femmine. Così, per esser più sicuro.

    Appesa al necessario resiste ad ogni tregua e la mattina esce troppo presto. Alla radio per puro caso passano i Jefferson Airplane e Superchiome dà di matto.
    Anche se deve finire il vestito fa lo stesso, ci sono cose più importanti dei pattini d'argento. Superchiome guarda e impara, inghiotte e non rigetta.

    Parla spesso di niente ma con piglio personale. Ha problemi con le somme, è travolta dagli eventi e dalle loro scie comete. Osservata dall'inganno e dal vuoto fuori e dentro, la bambina nata al tempo del punk guarda con occhi spesso spenti e destare il suo interesse costa molto.

    Quando la incontrate..... usate il napalm!

    November 06

    Ancora quella canzone?

    Accetteresti una chiamata a debito da Robert Plant? Ti ricordi, quel tizio a cui demmo un passaggio a Tulsa, Oklahoma. Era ad una fermata dell'autobus e non la smetteva di cantare quell'odiosa canzone. E' non è la prima volta che la sento.
    Eri così carina, così fottutamente hippie, così punk, così cinica. Sei saltata in macchina anche tu. Mi ha fatto piacere. Abbiamo fatto qualche chilometro insieme. Ma la canzone è rimasta la stessa (the song remains the same).
    Perché i piromani sono sempre bruciacchiati?
    Perché i tossici sono sempre drogati?
    Perché le galline attraversano la strada?
    Per andare dall'altra parte, of course.
    Ed altre ovvietà.
    Mi basterebbe il minimo sindacale. Tu bevi una birra e suoni la chitarra. Ti ritrovo ubriaca a casa ogni volta che torno. E suoni sempre quella dannata canzone.
    A volte vorrei gridarti "Hai rotto il cazzo!" A volte vorrei gridarti "Hai finito?" Ma ricordo quello che provo per te e mi limito a chiederti...
    "Ma perché ti piace così tanto quella dannata canzone?"
    A volte vorrei riuscire a farmela piacere. A volte vorrei nascondermi. A volte vorrei ricominciare tutto da capo. A volte mi basta portare fuori la spazzatura.
    ...oh lei "ha comprato una scala per il paradiso" ora...continua a cantare quella dannata canzone, ancora ed ancora ed ancora....
    Ho deciso. Sono una chitarra. Una Les Paul single cutaway. Non provare a suonare quella canzone su di me, di nuovo. Altrimenti esplodo. Le mie corde salteranno via e comincerò a cantare i Sex Pistols, oppure House of the Rising Sun. Guarda che lo faccio!
    Perché piove sempre sul bagnato?
    Perché il cane morde lo stracciato?
    Perché la canzone rimane sempre la stessa?
    Finirà che dimenticherò il mio nome.
    Mi basterebbe il minimo sindacale.
    Oh, si, vallo a dire a Jimmy Page.
    Colpa sua se quel giro è così facile.
    Non ce la faccio ad andare avanti.
    Oddio, ancora quella canzone...
    No, ancora quella canzone...
    Eccola, ancora quella canzone...

    "There's a lady who's sure..." BASTA!



    November 03

    In Berlin

    Fissando quel libro di fotografie, mi sono reso conto che lei assomiglia a Mary, regina di Scozia. Mi è sembrata sempre così regale. Sempre pronta a mostrarti quanto tutto ciò in cui credi possa essere sbagliato. Il mio castello, le mie stronzate, la mia donna. Credevo fosse Mary, regina di Scozia. Ho tentato con tutte le mie forze ma mi ha dimostrato solo quanto ciò potesse essere sbagliato. Smetterò di sprecare il mio tempo. Smetterò di sprecare anche il tuo. Qualcun altro avrebbe preferito tagliarle le braccia. Come a Mary, regina di Scozia.

    Ma non ne vale la pena.
    E' solo una canzone triste.
    Solo un'altra canzone triste.
    October 25

    Ken Saro Wiwa è morto.

    Mai dire mai. E' una frase stupida. L'hanno detta troppe volte. Prendi me ad esempio, che con questa storia del mai dire mai ho detto e fatto cose che mai e poi mai avrei voluto dire o fare mai. Ma chi se ne fotte! Santo cielo, ma che sarà mai! Prendi me ad esempio, che mi sembra sempre meno interessante questo continuo distogliere altrove lo sguardo e poi vivere per non morire in questa comunità così operosa, opulenta e vanitosa. Mai dire mai. Ne va della sopravvivenza. Dire mai e poi mai. Mai e poi mai. E' una frase stupida che non significa niente. Nella vita quel che arriva arriva. Te lo prendi eccome. A parte qualche significativa eccezione. Prendi me ad esempio, che con questa storia del dire mai e poi mai ho fatto e detto cose che mai e poi mai avrei voluto fare o dire mai. Questo continuo distogliere altrove lo sguardo e poi vivere per non morire. Ma chi se ne fotte! Mai dire mai. Ne va della sopravvivenza. Dire mai
    e poi mai. Mai. Mentre guardo le tue fotografie penso di non riconoscerti ma se ti osservo attentamente io vedo nella tua persona almeno una piccola, forse una grande parte di me. Quando ti cerco per le vie della città a volte il cuore mi batte forte. Se ti intravedo fra la gente vorrei dirti che sei almeno una piccola, forse una grande parte di me. Pensaci, tesoro. E' la vita. Continuiamo così. Facciamoci del male.
    October 20

    Schizonophria (ovvero di quanto ami me stesso).

    • Zak - Abbiamo avuto tutto. Persino vinili monofonici. Abbiamo guardato al nostro passato. Eravamo così stupidi. Nel libro che stai scrivendo c'è una parte per me, che arrivo e ti salvo. Ti sono mancato?
    • Io - Mi hanno detto che il rock è morto. Probabilmente hanno ragione. Altri ricordi nel fosso. Sapevo che sarebbe successo. Regalami un'altra canzone. Così potrò dimostrarti di essere il migliore tra noi due.  Ascolta com'è veloce il pezzo. Ecco il punto dove spacca. Ci rialzeremo, Zak. Bruceremo tutto. Promettimi che non mi abbandonerai mai più. Regalami groupies da fottere insieme. Piene di ecstasy, droghe pesanti e sfiga. Riaccendiamo le luci del palco. Tu sul palco bruci, ma non brucerai a lungo. Solo tre accordi in tasca stasera. Tu sei l'unico dei due capace di portare avanti questa cazzo di punk band. La penso così.
    • Zak -Adesso voglio sentirti dire che ti dispiace.  Te la regalerò un'altra canzone. Così potrai dimostrarmi che sei il migliore. In assoluto. Ti ho dato tutto solo per farti dire che ho ragione io. E tu sbagli. Prima che me ne vada ti insegnerò ad amare. Lascia perdere le troiette. Lasciale a me piuttosto. Spegni la luce e dormi stanotte. 
    • Io - Stanotte ho fatto mille chilometri. Ho bruciato le gomme. Ho fuso i freni. Quella sega di vita che la gente vive è veramente crudele. Preferirei affogarli tutti piuttosto che lasciarli vivere.
    • Zak - Riprenditi la tua vita, testa di cazzo. Guarda il mondo per quel che è. E' solo un accumulo di diapositive da mostrare a parenti ed amici a Natale. Te la regalo questa canzone. Forse farà venire un po' di troiette. Falla tua. Fammi sentire qualcosa di divino. Ti do tempo fino a stanotte. Voglio sentire un accordo sconosciuto, fratello.


    October 09

    Seduction Rules

    Inutile dire che le mie chance di fare colpo su di lei erano paragonabili allo spessore culturale di un libro di Giorgio Faletti. Nel sofisticato gioco della seduzione, lei teneva in mano un full d’assi, io un ornitorinco.
    Fu quindi con estremo stupore che realizzai con quanta repentinità la nostra conversazione si arricchì di esplicite avances sessuali.

    “So che potrei apparirti inopportunamente audace, ma ti osservo da mezz’ora e non ho resistito alla tentazione di avvicinarti. I tuoi capelli vaporosi, distrattamente raccolti da una molletta, la composta eleganza delle tue forme sinuose, la genuina freschezza della tua pelle che traspare dalla sottile coltre di fondotinta e la passione con cui stavi facendo un pompino al bocchettone del distributore di birra alla spina hanno scatenato in me un irrefrenabile desiderio di averti, di accarezzare ogni centimetro del tuo corpo, di baciarti sulle palpebre mentre dormi accanto a me, di penetrarti con un flacone da 250ml di Iodosan Soluzione Orale, di profumare di te."

    “Temevo non me lo avresti mai chiesto. Piacere, mi chiamano Zak”.
    October 03

    L'ultimo dio.

      Otto Prove (non c'è bisogno di fede) che Google è Dio.

    1. Google è l'entità che più si avvicina al termine "Onnisciente" ed è scientificamente provato: Conosce più di 9.5 miliardi di pagine web, che è più di quanto una qualsiasi entità di cui sia scientificamente provata l'esistenza possa memorizzare in una vita intera. Non solo conosce tutto ma è anche capace ordinare questo "tutto" poiché utilizza la tecnologia del PageRank, rendendo il sapere accessibile a noi umili mortali.
    2. Google è ovunque (Onnipresente). Google è virtualmente quasi in ogni luogo della Terra contemporaneamente. E con la proliferazione delle reti Wi-fi lo sarà sempre di più.
    3. Google risponde alle preghiere. Ognuno di noi può pregare Google facendo una ricerca e illustrando qualsiasi domanda o problema che lo tormenta e Google gli mostrerà una delle strada da seguire
    4. Google è potenzialmente immortale. Esso non può essere considerato un essere vivente. I suoi algoritmi sono dislocati in vari server; se uno di essi smettesse di funzionare un altro server prenderebbe il suo posto. Google, in teoria, può durare per sempre.
    5. Google è infinito. Internet, in teoria, crescerà per sempre e di conseguenza Google registrerà le sue pagine per sempre.
    6. Google ricorda tutto. Google registra le pagine web e le immagazzina in diversi server. I tuoi commenti, le tue pagine web, i tuoi post, saranno conservati all'interno della cache di Google per sempre, anche dopo la tua stessa morte.
    7. Secondo Google Trends, il termine "Google" è più cercato di "Dio", "Gesù", "Allah", "Buddha", "Cristianesimo", "Islam", "Buddismo" e "Ebraismo" tutti insieme. Anche le persone che non credono in Google rivolgono a Google una parte delle loro preghiere (ricerche).
    8. Di solito si pensa che un Dio sia un entità a cui noi mortali ci rivolgiamo nel momento del bisogno. Google svolge questo compito in maniera più efficace di qualsiasi altro Dio tradizionale.

    September 30

    INRI




    Lo vedete il simbolo nella foto sopra?
    E in quanti altri posti lo avete visto?
    Ve lo diciamo noi: negli uffici pubblici, nei tribunali, nelle scuole, negli ospedali, nelle caserme, nelle carceri, negli alberghi, nel ristoranti, sui camion
    E sapete perché?
    Perché noi controlliamo il territorio, noi stabiliamo le regole che tutti voi dovete rispettare.
    Tutti voi, mezzeseghe, dovete amarci, temerci, rispettarci e darci anche l’otto per mille dei vostri guadagni.
    E ora inginocchiatevi e pregate, come vi abbiamo insegnato a fare fin da piccoli, pregate, quando vedete il nostro simbolo o un uomo con i nostri segni addosso.

    Perché noi siamo la più terribile, totalitaria, reazionaria, confessione della storia dell’umanità.
    Il mondo è nostro, signori.

    September 28

    Casi Difficili

    Settore operativo euroasiatico.
    Area occitana del sud.
    Anno di riferimento locale: 2009.
    Inizio autunno.

    Gli Dei sono partiti. Autoesiliati. Dio non si sa.

    C'è un atomo divino nel cuore di ogni umano.

    E' il libero arbitrio ciò che gli Dei invidiano agli umani. Non c'è niente di già stabilito anche se tutto sta in un ordine creato.

    La storia non si fa a tavolino. La libertà, un doveroso pericolo, in verità.

    Divenire essere. Divenire altro. Divenire niente. Crescere morire in pace, non c'è assicurazione che valga. C'è terra sotto i piedi, il cielo oltre i pensieri. Costruirsi l'Inferno. A ognuno il suo. Abitarlo a fatica, imposti manutenzione e costi. Perdite in tasca. Profitti. Occhiali scuri. Non ci sono gli occhi. Cuori comprati al mercato. Chiamarlo Paradiso e crederci.

    Non è caso ideologico, medico, etico e antecedente all'idea di diritto di divina conseguenza dell'amore che almeno sia sano scopare. Umano atto animale. Il vuoto che mi ingloba. Il pieno che, fiorendo, mi consola.

    Destinato alla gioia, l'uomo preferisce nutrirsi di noia. Tra mille orrori e abominevoli credenze.

    Io sono vivo, sopravvissuto, cresciuto. Il mondo è complesso. Incantevole. Difficile. Resisto perché esisto. Resisto finché esisto. Qui non c'è altro.
    September 23

    I racconti del vascello nero.

    Cammino su un mondo di legno che danza, un inferno fetido ed incrostato di sale. Ma forse il mio mondo non è peggio del tuo, dove i vescovi passeggiano negli ossari con le narici piene di aromi, gli abietti prosperano e l'amore striscia come un cane.
    September 22

    Indovinello: Di chi sto parlando?

    Indizi
    • la sua nascita fu annunciata alla madre da un angelo, che le comunicò anche che il figlio sarebbe stato concepito verginalmente.
    • nacque in una grotta il 25 dicembre da una vergine, annunciato da una stella d'oriente
    • venne adorato nella grotta da pastori e da tre saggi che gli offrirono in dono oro, incenso e mirra
    • da bambino insegnò in un tempio
    • ebbe 12 discepoli
    • all'età di 30 anni fu battezzato da una figura nota al pubblico come profeta che venne in seguito decapitato.
    • combatté 40 giorni nel deserto contro il Maligno.
    • compì miracoli, come la resurrezione dei morti e la camminata sulle acque.
    • fu chiamato il "Santo Bambino" ed era noto con molti nomi, tra cui: "La Verità", "La Luce", "La Vita", "L'Unto Figlio di Dio" e il "Buon Pastore", "L'Agnello", "La Stella del Mattino".
    • Nacque in una cittadina il cui nome significa "la casa del pane".
    • fu crocifisso tra due ladroni e dopo tre giorni risorse dai morti.
    • viene rappresentato da una croce.
    • Costituisce un membro della trinità.
    Soluzione

    Ovviamente sto parlando di Horus, il dio-falco egizio. A chi pensavate mi stessi riferendo?



    September 20

    2012

    Giro per la piazza, molte madri sospirano. La notizia è appena arrivata, abbiamo solo altri 3 anni per lamentarci. Il tipo del telegiornale l'ha detto chiaro e tondo, la terra sta davvero morendo. Aveva pianto così tanto che la sua faccia era umida, così ho capito che non stava mentendo. Ho sentito squillare telefoni, gente che pregava in chiesa, canzoni sull'apocalisse. Ho visto ragazzi saccheggiare, vecchiette rubare vibratori, ferri da stiro, televisioni. Tutto quel rumore mi ha reso folle, la mia testa era un magazzino vuoto, c'era troppo spazio. Ho dovuto rubare ogni emozione per riempirla: quelle della gente grassa di colore, quelle degli uomini bianchi, alti e bassi che fossero, quelle della gente che è nulla di tutto ciò, quelle della gente che non è nessuno e quelle della gente che si crede qualcuno. Non credevo di aver bisogno di tutta questa gente. Una ragazza della mia età è uscita di testa, ha pestato dei bambini a sangue finché non è svenuta. Pensavo che stesse lì per lì per ucciderli. Un soldato senza un braccio ha piazzato una mitragliatrice sul tetto del suo hummer. Un poliziotto si è inginocchiato e ha leccato i piedi di un sacerdote e una checca guardava interessata la cosa, forse si sentiva tagliata fuori. Mi è sembrato di vederti in quel lurido bar, a bere un caffè shakerato, bello freddo, con del gelato. Sorridevi, squittivi e sembravi così felice, non pensavi ti avrei inserita persino in questo racconto? Faceva freddo e pioveva, mi sentivo una stella del cinema. Ho pensato a te e volevo tornare a casa. La tua faccia. La tua razza. Il tuo modo di parlare. Vorrei un bacio. Sei bellissima. Cammina con me. Ci restano 3 anni, fermi nei miei occhi. 3 anni, questa si che è una sorpresa. 3 anni, la mia testa fa un male cane. 3 anni, è tutto ciò che ci resta.
    September 11

    Il passato

    C'era una volta un tempo in cui accaddero cose spaventose.
    C'era una volta un pomeriggio di settembre in cui tutte le televisioni del mondo cominciarono a trasmettere la stessa cosa: una pioggia di vetri, polvere, fotocopie in cielo, fazzoletti sulle bocche, strilli, fughe, sirene, pianti e salti nel vuoto.

    Si era aperta la stagione dell'inverosimile.

    Celebrata nella fortezza muschiosa di Internet.

    Ed eravamo tutti invitati: io, tu, Gesù, i pompieri, i talebani, gli anchormen, i teleimbonitori, i calciatori, le Bestie di Satana, gli antichi sumeri, le stelle del cinema, del wrestling, del volontariato, della moda e della parapsicologia.

    Se ben ricordo non ci fu il tempo di capire cosa stesse accadendo. Fu come se all'improvviso ci avessero lasciati soli e al buio in un universo chiuso a chiave.

    Ma per fortuna questa triste stagione avvenne tanto tempo fa.

    In un luogo lontanissimo che come tutti sappiamo non è qui, non è ora, non siamo noi.
    September 09

    The last night on the land down under.

    Il pensiero è come l'oceano. Non lo puoi bloccare. Come le chiuse. Come il mare del Nord. Se avessi bevuto di più avrebbe tutto molto più senso, ora come ora. Ma c'è in gioco il futuro. E non come in uno squallido tentativo di sperimentare sui silenzi di un film d'essai. Scarsi risultati. Che Samantha Darko non me ne voglia. E non torni indietro nel tempo per farmi piacere il suo film. Ma se ciò accadesse, questo non mi fermerà dal cercare foto osé di tua madre su Facebook. Siamo ciò che mangiamo. Tartufi. Funghi. Paella. Pita Gyros. Fottuti spezzatini. Speziati. Speciali. Specialmente speziati. C'è in gioco il futuro. C'è da cercarlo. Da ricominciare. Da finire. Posso avere un gelato gratis? Ho un disco con me se vuoi ascoltarlo. Le foto di tua madre sono lì. Nel piatto. Fottuto spezzatino di carne. Domani sarà routine. Domani si varca la soglia. Tra due minuti è quasi giorno. E' quasi casa. E' quasi amore.
    August 27

    Divagazione Alcolica #16189

    Ho terrore degli scarafaggi. La causa è un trauma infantile. Risale a quando avevo 7 anni. Ero in campeggio con i miei genitori. Stavo giocando con un SuperSantos, antico pallone di gomma di forma approssivamente sferica che era considerato (ed è considerato tuttora dai feticisti del genere) un must e un non-plus-ultra delle vacanze. Il pallone tra un calcio e l'altro finì in un boschetto vicino. Nonostante mio padre mi avesse proibito di entrarvi per recuperare il pallone io vi entrai di nascosto. Trovai il pallone. Era ricoperto da qualcosa di nero in movimento, migliaia di insetti. In preda al panico, scappai dal boschetto e andai da mio padre per raccontargli in lacrime l'accaduto. Mio padre si infuriò perché avevo disobbedito ad un suo ordine. Mi urlò contro, molto arrabbiato. Poi mi picchiò. Con uno scarafaggio. Un’esperienza che mi ha segnato così profondamente che tutt’ora non riesco a fare a meno di urlare in preda a convulsioni e spasmi disarticolati ogniqualvolta vedo una grossa blatta con il manto nero lucido ornato da pittoreschi riflessi rossastri; cosa che accade grossomodo ogni giovedì sera. Se non altro finché non la pianterò di assumere LSD.
    August 08

    Fottutamente umani.

    Sezionatori d'anime giocano con il bisturi. Maggioranze boriose cercano furbi e stupidi. Sobillano i malvagi. Aizzano i violenti e indispongono gli invidiosi. Intanto non c'è più strada da percorrere. E' morta anche lei. Qualcuno ha parla di aids. Qualcuno fa il controllo per le malattie veneree. Qualcuno ha il post-sbronza. Qualcuno invece ha il post senza essere mai stato niente. Cerco le qualità che non rendono in questa razza umana, che adora gli orologi e non conosce il tempo. Cerco le qualità che non valgono in questa età di mezzo. 

    Io. Te. Tutto il resto. Sono un individualista, un esempio di intelligenza e cultura. Sono una truffa. Stanotte mi piacerebbe riposare. Mi piacerebbe restare. Non ti senti meglio quando riesci ad avere una giornata migliore di ieri? 

    La terra  ha i conati di vomito e il cielo si stravolge con le stelle. Non c'è modo di fuggire. Non si scappa. Non si scappa mai. Svegliami. Io sono perso. Sono confuso. Tu fammi posto. Allarga le braccia dedicami la tua notte. E la notte successiva. E un'altra ancora. Dedicami i tuoi giorni. Dedicami le tue notti. Oggi. Domani. Ancora. Stringimi forte. Coprimi. Avvolgimi di fiato caldo. Scaldami di saliva. Rinfrescami. Vorrei morire ora. Svegliami. La terra arde di sete. La terra vomita. Vieni. Il cielo si capovolge con le stelle. Svegliami.
    July 27

    Divagazione Alcolica #16188

    Se il tempo è stato capace di mangiarsi Vittorio Gassman tu quante speranze hai?
    July 20

    C'è danno e danno

    Ho sentito il treno arrivare. Vibrava sulle rotaie. Non vedo il sole da non so quanto. Sono bloccato qui, in questa cazzo di prigione e l'orologio continua a sghignazzare guardandomi. E il treno continua a camminare, continua la sua corsa verso il Messico. Quando ero un ragazzino mio nonno mi disse "Figliolo, sii buono, non giocare mai con le pistole". Ho sparato ad un uomo tempo fa per il puro gusto di vederlo morire. Ora quando sento il fischio cupo della locomotiva prendo la testa tra le mani e piango. Scommetto che là sopra ci sono squallidi riccastri che mangiano in allegria nel vagone ristorante. Probabilmente bevono caffè e fumano sigari. Well, I know, me lo sono meritato. E questo non mi fa rabbia. Ciò che mi tortura è che io sia qui e quei porci assassini continuino a viaggiare, perché il sangue da loro versato non risplende sulle loro mani candide. Quando riuscirò a fuggire quella strada ferrata sarà mia, scommetto che mi sposterò di poco da questa schifosa prigione. Sarà il posto in cui vivrò per sempre. E finalmente il cupo fischio del treno scaccerà questo triste blues dalla mia mente.


    June 30

    Divagazione Alcolica #16187

    C'è un povero cristo che muore. Si trova davanti alle porte del Paradiso, incontra san Pietro e gli fa -Posso entrare?-
    San Pietro gli risponde -Tu? un puttaniere, un giocatore d'azzardo...come ti viene in mente di poter entrare in un posto simile?-
    -La prego signor Pietro, mi faccia entrare...ho avuto una vita complicata-
    -Guarda, di solito in questo posto non si ammettono eccezioni, però se riuscirai a superare una prova per dimostrarmi la tua fede, può darsi che farò un eccezione...-
    -Farò qualsiasi cosa...-
    -Bene, guarda laggiù...c'è l'Oceano Atlantico...se entro domani mattina riuscirai a svuotarlo con paletta e secchiello potrai entrare.-
    -Ma signor Pietro, è chiaramente impossibile, la prego, c'è nient'altro che possa fare?-
    -Beh forse hai ragione, ti darò un'alternativa. Lo vedi quel tizio laggiù? Si chiama Zak, penso tu lo conosca...è sabato sera...se riuscirai a farlo smettere di bere stasera, il tuo posto in Paradiso è assicurato.-
    -Mmmm....Zak....smettere di bere....mmmmm......com'era quella storia del secchiello e l'oceano?-
    June 26

    Rituale da Cavie

    È il rumore di chi si raschia la gola prima di uno sputo. Un lungo rumore roco. Ogni volta che la famiglia si radunava, quello era il loro saluto: Scruuu-rrrk. Capitava che una zia, magari acquisita, chiedesse:  Ma cosa vuol dire? Qual era la storia di quel rumore? Gli zii però scuote­vano la testa. L'estate che io compii diciott'anni, uno zio me lo raccontò, prendendomi da parte. Risaliva ai tempi dell'ultima grande guerra, mi disse lui. Quan­do tutti gli zii militavano nello stesso reggimento. Furono cattura­ti e costretti a lavorare in un campo di concentramento. Lì, un uf­ficiale dell'altro esercito li obbligava a lavorare col fucile puntato. Ogni giorno, loro si aspettavano che quell'uomo li uccidesse, e non c'era niente che potessero fare. Ogni settimana arrivavano treni pieni di prigionieri provenienti dai paesi occupati: soldati e zingari. La maggior parte scendeva dal treno, percorreva duecen­to passi e moriva. Gli zii trascinavano via i loro corpi. A dirigere il plotone d'esecuzione era l'ufficiale che odiavano.Lo zio che gli raccontò questa storia, disse che ogni giorno, mentre gli zii si facevano avanti per portare via i morti - con il san­gue che colava ancora caldo dai fori nei vestiti - il plotone d'esecu­zione attendeva l'arrivo della successiva infornata di prigionieri da giustiziare. Ogni volta che gli zii passavano davanti a quei fuci­li, pensavano che l'ufficiale avrebbe ordinato di aprire il fuoco. L'ufficiale, se vedeva una zingara che gli piaceva, la faceva uscire dalla fila. Una volta sterminato quel gruppo, mentre gli zii trascinavano via i corpi, l'ufficiale costringeva la donna a spo­gliarsi. Vestito della sua uniforme, che alla luce splendente del sole baluginava di galloni dorati, circondato da fucili, l'ufficiale fa­ceva inginocchiare la zingara per terra e si apriva la cerniera. Le faceva aprire la bocca. Gli zii avevano visto quella scena più volte di quante riuscissero a ricordarne. La zingara affondava le labbra nella patta dei panta­loni dell'ufficiale. Con gli occhi chiusi, succhiava e succhiava e non si accorgeva quando lui si sfilava un coltello dalla cintura. Nel momento in cui raggiungeva l'orgasmo, l'ufficiale afferra­va la zingara per i capelli, tirandole la testa all'indietro. Con l'al­tra mano, le tagliava la gola. Il rumore era sempre lo stesso: Scruuu-rrrk. Mentre ancora sta­va espellendo il seme, l'ufficiale spingeva via il corpo nudo, pri­ma che dal collo esplodesse il sangue. Quel rumore indicava sempre la fine. Il Destino. Un rumore a cui non sarebbero mai riusciti a sfuggire. Che non avrebbero mai potuto dimenticare. Finché, un giorno, l'ufficiale prese una zingara e la fece ingi­nocchiare nuda. Sotto gli sguardi del plotone d'esecuzione, degli zii che osservavano la scena con i piedi sepolti in strati di cadave­ri, l'ufficiale disse alla zingara di aprirgli la cerniera. La donna chiuse gli occhi e aprì la bocca. Era una scena a cui gli zii avevano assistito così tante volte da poterla guardare senza vederla. L'ufficiale afferrò i capelli lunghi della zingara, se li avvolse in­torno al pugno. Apparve il coltello, e ci fu quel rumore. Quel ru­more. Ora divenuto un segreto di famiglia, la parola d'ordine per le risate. Il loro saluto. La zingara ricadde all'indietro, con il san­gue che le esplodeva da sotto il mento. Tossì una volta, e qualcosa cadde per terra, accanto al punto in cui là donna morì. Tutti quanti guardarono, il plotone d'esecuzione e gli zii e l'uf­ficiale, e lì per terra c'era mezzo cazzo. Scruuu-rrrk, e l'ufficiale si era mozzato l'erezione conficcata nella gola di quella donna mor­ta. Dalla cerniera dei pantaloni dell'ufficiale continuò a riversarsi il seme, in un'esplosione di sangue. L'ufficiale allungò un braccio verso il suo cazzo che giaceva imbrattato di terra. Le ginocchia gli cedettero. Poco dopo, gli zii trascinarono via il suo corpo per seppellirlo. L'ufficiale che lo sostituì al comando del campo non era così male. Poi la guerra finì, e gli zii tornarono a casa. Non fosse successo tutto ciò, forse la famiglia non sarebbe esistita. Se quell'ufficiale fosse sopravvissuto, forse io non esisterei. Quel rumore, il codice segreto della famiglia, mi disse lo zio. Quel rumore significa: Sì, succedono cose terribili, ma a volte le cose terribili... ti salvano. Può capitarti di andare in guerra, dice lo zio. O di prenderti il colera e morire. Oppure, dice, muovendo una mano in orizzontale, da sinistra a destra, subito sotto la cintura: Scruuu-rrrk...